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martedì 5 dicembre 2017

Mr Mercedes (Trilogia Mr Mercedes #1) - Stephen King




Trama (dal libro): All'alba di un giorno qualsiasi, davanti alla Fiera del Lavoro, centinaia di persone sono in attesa nella speranza di trovare un impiego. Invece, emergendo all'improvviso dalla nebbia, piomba su di loro una Mercedes grigia, che spazza via decine di uomini e donne per poi sparire. Il killer non sarà mai trovato. Un anno dopo William Hodges, un poliziotto da poco in pensione, riceve il beffardo messaggio di Mr. Mercedes, che lo sfida a trovarlo prima che compia la prossima strage. Inizia così un'incalzante caccia all'uomo, e il vecchio Hodges potrà contare solo sull'intelligenza e l'esperienza per fermare il suo sadico nemico.

Recensione ed analisi.
L'uscita della serie tv omonima quest'anno mi ha dato l'input di cominciare questa trilogia. Personalmente preferisco prima leggere su carta la storia che viene poi trasmessa sullo schermo ed essere a conoscenza degli avvenimenti e delle personalità dei protagonisti in modo completo, tale poi da riuscire ad interpretare scene eventualmente poco spiegate o addirittura saltate e costruire così il filo logico della trama.
Questo primo volume dell'omonima trilogia, che ha come primo protagonista il detective ormai in pensione Bill Hodges, l'ho letto in formato e-book e oltre ad alcuni difettucci grammaticali di cui parlerò dopo sostanzialmente la storia in generale mi ha coinvolta molto. Mi sono rimasti particolarmente impressi le dinamiche psicologiche molto precise di ogni personaggio e dei loro vissuti e la cura dei dettagli; Stephen King è stato bravo.
Certamente c'è ben poco da paragonare con la serie tv che ha solo ripreso la trama a grandi linee e di cui mancano molte parti, a mio parere importanti, e addirittura alcune di esse sono totalmente differenti dal libro originale.

Stile di scrittura.
Sarà certamente un difetto del formato e-book, che raramente si incontra nel cartaceo, ma la prima cosa che mi è saltata all'occhio è stata la scorrettezza grammaticale in certi punti qua e là durante la lettura; si trattava perlopiù di errori di genere o di punteggiatura, che comunque distraeva al momento dalla scorrevolezza della lettura.
Nonostante ciò, durante la lettura ho scoperto la struttura dei vari capitoli, ognuno di essi riporta il punto di vista di un diverso protagonista, i suoi dialoghi con gli altri personaggi e soprattutto tutti i suoi pensieri profondi e psicologici e i flashback che lo riguardano.
La lettura è scorrevole finché c'è un totale coinvolgimento del lettore che si trova a conoscere a fondo ogni personaggio e incontra momenti di suspense nei punti giusti, ma dall'altro lato ho trovato la lettura un po' impegnativa all'altezza della bravura di King. Proprio per questo motivo è necessario che non ci siano distrazioni dalla lettura o c'è il rischio di dover tornare indietro di non poco per recuperare il nesso perso.

Consigliato agli amanti del thriller e soprattutto Stephen King, re del genere thriller.

Valutazione: 8 e mezzo.

venerdì 9 giugno 2017

La ragazza nel parco - Alafair Burke



Trama (dal libro): Quando Olivia Randall, avvocato newyorchese, viene svegliata da una telefonata, non ha idea di chi sia la ragazzina che, dall'altro lato della cornetta, la implora di aiutarla. Ma basta un nome a farle capire. Jack Harris. Il famoso scrittore, padre della ragazzina, accusato di omicidio e ora in cella, in attesa di processo. Jack Harris è un nome che dice troppe cose a Olivia: perché Jack e Olivia hanno un passato. Un vecchio amore finito male vent'anni prima. Un amore di cui lei porta ancora dentro i segni e forse la colpa di aver lasciato che le cose andassero come sono andate. Di fronte alla richiesta della figlia di Jack, Olivia sa che non ha altra scelta. Aiuterà Jack. A costo di lasciare che lui dia sfogo a una vendetta tenuta a bada per tutti questi anni. Jack non ha un alibi, non ha testimoni, e non ha un motivo plausibile per essere dov'era quando qualcuno ha fatto fuoco nel parco, ammazzando tre persone. E ben presto Olivia sarà costretta a chiedersi se Jack sia davvero innocente, e non la stia manipolando...

Recensione ed analisi.
È considerato di base un thriller, ma aggiungerei che sia anche considerabile come genere giudiziario, sebbene la protagonista sia un’avvocatessa. Devo dire che questo libro è stato una sorpresa: senza rivelare spoiler (ci provo!) sono arrivata praticamente a pochissime pagine al termine davvero delusa, in cui il caso principe viene risolto in modo tale per cui si pensi che scriverne un libro era da considerarsi del tutto inutile e per di più risolto in modo davvero troppo frettoloso, come buttato lì e che quasi pareva una bozza più che un romanzo completo. Ero delusa soprattutto perché lo sviluppo della trama era fatto bene e soprattutto per la particolarità dei nuovi piccoli colpi di scena ad ogni fine capitolo. Nonostante ciò, fin dalla pagina successiva tutto si ribalta e in modo del tutto sensato. La scrittrice è stata davvero brava a rendere questo romanzo semplice e al contempo ben strutturato. Anche per quanto riguarda gli sviluppi del caso di omicidio: ad ogni capitolo il caso si evolve avanzando inevitabilmente verso la risoluzione, per poi arrivare al colpevole senza nuovi colpi di scena e senza che egli spiegasse motivi specifici per cui abbia agito in tal modo (anche per questo sembrava che il romanzo fosse inutile d’esistere); il vero motivo, o meglio i motivi, vengono spiegati a pari passo con lo sviluppo del caso stesso. A fine lettura c’è un breve riepilogo del caso e ci si rende conto che i motivi sono stati esplicati giorno dopo giorno e scoperti insieme alla protagonista ben molto prima dell’inizio del caso; c’è tutto un percorso psicologico e, se vogliamo aggiungere, sociale che ha dato inizio e portato quasi inevitabilmente agli omicidi principali, un percorso in cui la stessa protagonista si trova inconsapevolmente coinvolta.

Stile di scrittura.
La lettura è molto scorrevole data la semplicità dello stile, favorita anche dalle 316 pagine totali suddivise in 24 capitoli. La narrazione si svolge in prima persona di Olivia Randall, molto spesso farcita dai pensieri personali e ricordi.

Consigliato agli amanti del thriller in generale e a chi piace l’ambito giudiziario.

Valutazione: 9.

martedì 21 febbraio 2017

L'ipnotista - Lars Kepler

Sono finalmente riuscita a leggere questo libro che comprai ancora un paio di estati fa in seguito al superamento di un esame universitario.




Trama (dal libro): Si chiama Erik Maria Bark ed era l’ipnotista più famoso di Svezia. Poi qualcosa è andato terribilmente storto e ha promesso pubblicamente di non praticare mai più l’ipnosi. Ha mantenuto quella promessa fino a oggi, ma adesso c’è un paziente che ha bisogno di lui. È un ragazzo che ha appena assistito al massacro della sua famiglia. Erik sa che infrangerà la sua promessa. Quello che l’ipnotista non sa è che la verità rivelata dal ragazzo sotto ipnosi cambierà per sempre la sua vita.


Recensione ed analisi.

Essendo composta da più di 500 pagine, la storia potrebbe apparire lenta e troppo ricca di informazioni, tuttavia non è così perché proprio quelle informazioni intessono la trama passo per passo fino al nodo finale. La narrazione si incentra sul massacro di una famiglia, il cui ragazzino è l’unico membro rimasto miracolosamente vivo anche se in gravi condizioni. Pian piano si apriranno altre parentesi e altre storie intuendo che il vero protagonista non è questo ragazzino. Fino alla fine apparentemente non sembra che ci siano nessi comuni tra le varie parentesi, ma tutto si chiarirà proprio nelle ultime pagine in un modo che il lettore, pur facendo mere ipotesi, si aspetta.
Di genere thriller psicologico, in certi punti si fa sentire la suspense (ancora di più se si dedica la lettura durante la sera) e coinvolge molto il lettore immergendolo con la fantasia ad immaginare situazioni e a trasformarlo in una sorta di “Watson” per il commissario Joona Linna.

Stile di scrittura.

Il libro è stato scritto a quattro mani da una coppia di coniugi svedesi sotto pseudonimo di Lars Kepler. Questo non crea differenze nello stile durante la lettura. Anzi, essi sono stati molto bravi a mantenere il filo della storia sotto i punti di vista dei vari personaggi in ogni momento della giornata; infatti, il libro non è suddiviso in capitoli bensì in giornate (e nei vari momenti che le compongono: mattina, pomeriggio, sera, notte), eccezion fatta per blocchetto di pagine occupato interamente da un flashback di dieci anni prima della storia attuale).
Lo stile non è semplicissimo ma nemmeno difficile, è certamente ricercato nei dettagli e al contempo scorrevole nella lettura.

Consigliato agli amanti del thriller e per quello psicologico nello specifico.


Valutazione: 8 ½.

venerdì 20 gennaio 2017

La biblioteca dei libri proibiti (Florence and Giles #1) – John Harding

Ed ecco il primo libro letto nel 2017. L'ho scoperto tramite un forum di libri che frequento e il titolo già mi stuzzicava l'interesse. L'ho divorato in 2 giorni o 3, ma mi sento di dire che nulla è come sembra.


Trama (dal libro): New England, 1891. È notte fonda ormai. Nell'antica dimora di Blithe House regnano il silenzio e l'oscurità. Per Florence, giovane orfana di dodici anni, è finalmente giunto il momento che ogni giorno aspetta con ansia. Attenta a non far rumore, sale le scale ed entra nella vecchia biblioteca. Nella grande stanza abitata dalla polvere e dall'abbandono ci sono gli unici amici che le tengano davvero compagnia, i libri. Libri proibiti per Florence. Non potrebbe nemmeno toccarli: da sempre le è vietato leggere. Così le ha imposto lo zio che l'ha allevata con il fratellino Giles. Un uomo misterioso, che l'ha condannata a vivere confinata in casa insieme alla servitù. Ma Florence è furba e determinata e ha imparato a leggere da sola. Ha intuito che nei libri è racchiusa la strada per la libertà. Perché proprio in quella biblioteca, tra i vecchi volumi di Sir Walter Scott, Jane Austen, Charles Dickens, George Eliot e Shakespeare, si nasconde un segreto legato a doppio filo alla morte dei suoi genitori. Una terribile verità che, notte dopo notte, getta ombre sempre più inquietanti sulla vita di tutti. Strani episodi iniziano a sconvolgere la dimora. Prima la morte violenta e inspiegabile di una delle governanti, poi l'arrivo della nuova istitutrice del fratellino, che odia Florence con tutta sé stessa. Per la ragazza camminare per i corridoi della casa è sempre più pericoloso. Deve essere astuta e stare attenta a tutto, al minimo scricchiolio del legno, a un soffio di vento, agli occhi che la fissano sinistri dai dipinti. A verità ora è una questione di vita o di morte. E per trovarla Florence avrà bisogno delle parole che si annidano nei libri e dell’anima oscura che si nasconde in lei.
Un romanzo indimenticabile. In corso di pubblicazione in tutto il mondo, ha entusiasmato i lettori e ha incantato la critica, diventando uno dei casi letterari più commentati della stagione. Sullo sfondo di atmosfere magiche e inquietanti, John Harding racconta una storia di misteri e bugie, di verità oscure e di speranze inattese in cui la forza della lettura e dei libri, forse, può persino salvare la vita.

Recensione ed analisi.
Lo scrittore è stato bravo a non rendere la storia scontata come può apparire già dal titolo e dalla copertina (quella italiana). Dall’altra parte, però, a fine romanzo il lettore si ritrova certamente spaesato e pieno di domande senza risposta. Il fatto più in rilievo, tra gli altri, è la presenza del titolo che dovrebbe annunciare il fulcro della trama, il quale si può dire che ne occupi soltanto una parte del libro; perde la sua importanza via via che altri elementi si aggiungono alla narrazione. In qualche modo, Harding vuole lasciare che sia il lettore stesso ad interpretare il finale, che può essere aperto o autoconclusivo (tralasciando la presenza di un sequel), e soprattutto le varie dinamiche che hanno portato lo sviluppo di alcune situazioni sfociate in una punta di giallo.
Nonostante ciò la trama, nel suo complesso, è ben sviluppata: non troppo noiosa e non troppo precipitosa, bensì si evolve gradualmente presentando i vari elementi che entrano in scena conquistandosi il palcoscenico.

Stile di scrittura.
Harding scrive molto bene, in uno stile molto scorrevole le cui pagine del libro il lettore si divora letteralmente. La narrazione è in prima persona, dal punto di vista della protagonista Florence, la quale racconta la storia adottando molti termini inventati tratti da calchi anche dai nomi propri, del tipo: scespirizzare (da Shakespeare), copertoso (da coperta), bibliotecare (stare in biblioteca), intorreggiare (stare sulla torre dell'edificio), e tante altre; ogni pagina ne è piena, nonostante ciò la lettura è sempre molto scorrevole.

Consigliato agli amanti dei libri (anche se risulta scontato) e del gotico ottocentesco.

Valutazione: 7.

lunedì 19 dicembre 2016

Il segno della croce – Glenn Cooper

Anche questa volta ho divorato un altro libro in pochissimi giorni (tralasciando quelli in cui non ho avuto l'impulso della lettura senza freni), libro che (anche questo, di nuovo) mi è stato regalato in occasione della mia Laurea il mese scorso.




Trama (dal libro): Intorno a loro, si apre l’infinito deserto di ghiaccio e vento dall’Antartide. Dopo ore di faticoso camino, il gruppo di uomini raggiunge il punto segnato sulla mappa. E lo individuano: l’ingresso di una caverna scavata decenni prima da chi li ha preceduti in quel continente disabitato. Quando entrano, in religioso silenzio, si trovano davanti un museo ideato per conservare reperti che il mondo crede perduti per sempre. Ma quegli uomini sono arrivati lì per due oggetti soltanto. E adesso li stringono tra le mani. Ne manca ancora uno, poi l’alba di una nuova era sorgerà sul mondo.
In un piccolo paese del’Abruzzo, un giovane sacerdote si alza dal letto, il dolore è lancinante. La fasciatura intorno ai polsi è intrisa di sangue. Con cautela, il prete scioglie le bende. Le sue suppliche non sono state esaudite, le piaghe sono ancora aperte. Il sacerdote chiude gli occhi e inizia a pregare. Prega che gli sia risparmiata quella sofferenza. Che gli sia data la forza di superare quella prova. E che nessuno venga mai a conoscenza del suo segreto.

Recensione ed analisi.
Premetto che di questo scrittore ho già letto l’ultimo libro pubblicato prima di questo e fin da subito mi ha colpito, sembra scontato da dire, tutto: modo di scrivere, lettura scorrevole e, soprattutto, il contenuto tematico. Glenn è uno scrittore di thriller storico, due generi che adoro e che messi insieme non avrei mai potuto scoprire un tale mondo. In particolare, essendo lui un archeologo, il tema principale ruota attorno ai misteri della religione cristiana: templari, reliquie sacre, Santo Graal, gruppi segreti con particolari tendenze politiche…, tema che abbraccia la storia in modo assolutamente equilibrato in un modo che nessuno dei due sovrasti l’altro, bensì si incastrano perfettamente in linea alla trama scelta dall’autore.
Questo è ciò che era successo quando lessi lo scorso anno Il calice della vita e di nuovo anche in quest’ultima pubblicazione. Qui, in breve e senza rivelare nulla di particolare, troviamo lo scontro/incontro tra storia e religione, dove quest’ultima viene “usata” per scopi puramente politici: la creazione del Quarto Reich.
Come è successo anche con il precedente libro, ho trovato interessante come Glenn sia un autore molto informato, in questo senso studioso suppongo, le cui rivelazioni fatte nel corso della storia siano di gran lunga veritiere e non sempre frutto della propria invenzione. Il talento dello scrittore credo che stia proprio in questo: incastrare eventi storici realmente accaduti, oggetti realmente esistiti e luoghi geograficamente presenti in un lineare intreccio narrativo.

Stile di scrittura.
Ho riconosciuto subito il modo di scrivere di Glenn: flashback e flashforward continui ma non confusi piuttosto esplicativi per la trama, il cui sviluppo va di pari passo con il calo dei flashback di cui se ne necessitava sempre meno avendo l’intera storia chiara e lineare.
In linea di massima, la scrittura non è per niente pesante, anzi certe pagine scorrono via come acqua fresca e in pochissimo tempo ci si ritrova a quasi alla fine.

Consigliato agli amanti del thriller storico e dei temi che ruotano intorno al mistero della fede.

Valutazione: 9 (sono un po' di parte 😉)

giovedì 1 ottobre 2015

"Inferno" - Dan Brown

Dopo tanto tempo di assenza, rieccomi!




Trama (dal libro): Di “infernale” questo thriller ha molto. Il ritmo, prima di tutto, e poi il simbolismo acceso, e infine la complessità dei personaggi che conducono a un esito raro per i romanzi d’azione: instillare nel lettore il fascino del male, addirittura la sua salvifica necessità. Non è affatto sorprendente che lo studioso di simbologia Robert Langdon sia un esperto di Dante, anzi. È naturale che al poeta fiorentina e alla visionarietà con cui tradusse in forme solenni e oscure le temperie della sua epoca tormentata il professore americano abbia dedicato corsi e studi universitari ad Harvard. È quindi normale che a Firenze Robert Langdon sia di casa, che il David e piazza della Signoria, il giardino di Boboli e il Palazzo Vecchio siano per lui uno sfondo familiare, una costellazione culturale e affettiva ben diversa dal palcoscenico turistico percorso in tutti i senso di marcia da legioni di visitatori.
Ma ora è tutto diverso, non c’è niente di normale, nulla che possa rievocare una dolce abitudine.  Questa volta è un incubo e la sua conoscenze della città fin nei labirinti delle stradine, dei corridoi dei palazzi, dei passaggi segreti può aiutarlo a salvarsi la vita.
Il Robert Langdon che si sveglia in una stanza d’ospedale, storito, sedato, ferito alla testa, gli abiti insanguinati su una sedia, ricorda infatti a stento il proprio nome, non capisce come sia arrivato a Firenze, chi abbia tentato di ucciderlo e perché i suoi inseguitori non sembrino affatto intenzionati a mollare il colpo. Barcollante, la mente invasa da apparizioni mostruose che ricordano la Morte Nera che flagellò l’Europa medievale e simboli criptici connessi alla prima cantica del Divino poema, le labbra capaci di articolare, nel delirio dell’anestetico, soltanto un incongruo “very sorry”, il professore deve scappare. E, aiutato solo dalla giovane dottoressa Sienna Brooks, soccorrevole ma misteriosa come troppe persone e cose intorno a lui, deve scappare da tutti.
Comincia una caccia all’uomo in cui schieramenti avversi si potrebbero ritrovare dalla stessa parte, in cui niente è quel che sembra: un’organizzazione chiamata Consortium è ambigua quanto un movimento detto Transumanesimo e uno scienziato come Bertrand Zobrist può elaborare teorie che oscillano tra utopia e aberrazione.

Recensione ed analisi.
Ogni capitolo riporta una storia diversa con protagonisti diversi, tutte storie apparentemente disconnesse tra loro e molto spesso con salti temporanei di flashback, ma che sono sfaccettature di uno stesso background; anche i vari personaggi del libro vengono descritti in modo misterioso, ognuno con un diverso vissuto alle spalle, che verrà a galla durante la lettura e chiarirà tutti i dubbi del lettore. Soprattutto Robert Langdon, il famoso professore di Harvard, lascia inizialmente il lettore a bocca aperta: pare che un incidente gli abbia fatto perdere la memoria. Il lettore lo tiferà e non verrà deluso, quando Robert fa delle nuove scoperte.
A fare da sfondo è l’affascinante mistero mix tra la storia dell’arte e la poesia; il vero protagonista, infatti, è Dante Alighieri. Dan Brown, con il suo stile in terza persona, descrive così dettagliatamente ogni luogo in cui Robert si ritroverà, questa volta non da turista, che pare al lettore stesso di viaggiare insieme a lui. Ogni dettaglio non manca mai di qualche riferimento alla storia: un monumento, una piazza, una chiesa, una via, un quadro etc.; tutto viene descritto in riferimento a una poesia che uno scienziato, in modo molto ben nascosto, ha lasciato come traccia verso qualcosa di inaspettato e pericoloso. Il professore, con la sua grande conoscenza, riuscirà, anche a fatica e sbagliando, a scoprire tante piccole tracce che costruiranno la pista da seguire. Infine, anche la scienza avrà la sua buona parte nella storia.
Personalmente, ho trovato molto belli i passaggi in cui panorami e momenti d’azione del docente di simbologia venivano descritti: era come essere presente nello stesso luogo e vedere le stesse cose. Posso essere un po’ più pesanti, invece, le parti di scienza che, alla fine, verrà messo in chiaro e porterà il lettore a domandarsi e scegliere quale sia la cosa giusta da fare in una situazione senza via d’uscita.

Lo stile di scrittura è abbastanza scorrevole, in certi punti è così intrigante e fatta bene che è difficile staccare gli occhi dalle pagine finché non si arriva alla fine del capitolo.

Consigliato a chi ha apprezzato gli altri libri dello stesso autore, ma soprattutto a chi ama il thriller e il mistero della storia dell’arte che da secoli accompagna il nostro Paese e a chi piace anche il mistero della scienza, che spesso si scontra con la fede. Perché no, è consigliato anche a chi gli affascina la poesia di Dante.

Valutazione finale: 9

venerdì 26 aprile 2013

"Oltre le apparenze" - Charlotte Link



Premetto che di Charlotte Link, "Oltre le apparenze", non è il primo libro che leggo e devo dire che non mi ha delusa. Per la seconda volta sono rimasta piacevolmente sorpresa (precedentemente lessi "Nobody").

Charlotte è una fantastica scrittrice thriller, che porta il lettore a non finire mai di leggere i suoi scritti. Infatti, il libro psicothriller in questione l'ho letto in una settimana esatta (dedicandomi anche ad altro e leggendo di sera e qualche volta di pomeriggio).

"Oltre le apparenze" è diviso in date precise e dura, in questi termini, 3 mesi circa da fine ottobre a fine gennaio; ogni giornata datata racchiude svariati capitoli numerati che stanno a indicare vari episodi con diverse interazioni dei personaggi, tutti in un'unica giornata e in diverse zone dell'Inghilterra (Londra, la zona di Southend-on-Sea e la periferia di Manchester, oltre che altri paesini circostanti).

Inizialmente non capivo tutti questi capitoli all'interno di un unico grande, il quale finiva dopo tante tante pagine. Pensandoci, viene naturale dire che è logico, ma ci sono poi arrivata successivamente (con questo non dico che prima di averlo scoperto non avessi capito la storia) e constatai che organizzato così, il libro non appariva confusionario, anzi.

Parte tutto con un prologo di soli due paginette, lo stesso che fino alla fine del libro non appariva come collegamento a nessun episodio. Il prologo, invece, è la parte più importante, il tema motore di tutti gli sviluppi nel libro.
Per qualche capitolo si ha l'impressione di avere pezzi di svariate storie lasciate a metà, senza un inizio né una fine, senza nessun nesso una con l'altra. Il tutto arriva dopo.

Questi "non-nessi" sono un buon motivo per indurre il lettore a continuare, renderlo avido di sapere, ma possono essere anche un motivo a piantare il libro perché incomprensibile, in un certo senso. Da grande appassionata lettrice, è molto più probabile che qualunque persona a cui piaccia leggere non pianterebbe un libro soltanto perché composto da puzzle senza giusti incastri. È esattamente questo "Oltre le apparenze": un puzzle di pezzi tra loro non compatibili, ma se li si modella nel modo giusto, realizzeranno un perfetto rompicapo.

Quando si arriva alla fine, il solito duo vittima-colpevole potrebbe trasformarsi in vittima-vittima. Questione di punti di vista.

Trama (tratta dal libro): Osserva le vite degli altri. Osserva la vita delle donne. Le osserva e finge di vivere al loro fianco. Conosce tutto di loro mentre fugge da se stesso. Da osservatore si innamora di Gillian Ward, una donna in carriera, un matrimonio felice, una bellissima bambina, L'osservatore vive una perfetta e felice vita illusoria con lei, a distanza. Finché si accorge che niente è come sembra.
Intanto Londra è sconvolta da una serie di efferati omicidi. Le vittime sono donne, uccise in modo sadico. La polizia cerca uno psicopatico, un uomo che odia le donne, uno che le osserva...

Consiglio: mai fermarsi all'apparenza, mi raccomando!

Buona Lettura


Ps. Dimenticavo: unica ma grandissima pecca è tutta una serie di errori ortografici; parole scambiate tra loro o addirittura scritte sbagliate, la più ricorrente è "ricuperare". Se poi è giusto anche così, questo lo so solo adesso.



domenica 26 agosto 2012

"Senza perdono" - Sabine Thiesler



Un libro in cui ogni genitore può ritrovarsi emotivamente dopo la perdita del proprio figlio/a. Una lotta che dura anni e può non avere fine, se non la morte.
Quando non si trova pace per un dolore così grande si fa veramente di tutto per poter cercare di avere un minimo conforto, vendicandosi dell'assassino o rifacendosi una vita totalmente nuova. Ma il passato ritornerà sempre a bussare.

«Non basta cambiare luogo
Non basta cambiare vita
Il passato che hai perduto
Può divorare il tuo presente...»
[citato dal libro]

Soltanto chi ha avuto la sfortuna di vivere un'esperienza del genere sa cosa significa e come ci si sente.
Un libro della casa di Corbaccio, a parer mio, non delude mai e per di più l'autrice scrive romanzi gialli, perfetto quindi per gli amanti del thriller.

Il libro inizia con un prologo molto importante, il quale sarà una parte ripescata tra i capitoli finali, ma non ripetuta, bensì sottintesa. Il finale ha invece un epilogo che lascia ogni lettore la mente aperta.
Strutturalmente è suddiviso in 5 parti, ognuno dei quali si intitola con il nome dei personaggi principali della storia, per un totale di 49 capitoli. Ogni capitolo varia di lunghezza: alcuni sono molto corti e altri più lunghi; inoltre riportato sempre data e luogo, con questo si notano molti flashback. Sembrano creare confusione alla storia, invece sono fondamentali per capire quali situazioni si celano dietro ai capitoli in cui il tempo è raccontato al presente. In poche parole: ogni situazione presente ha il suo passato e i suoi perché.

Per quanto riguarda il finale, personalmente mi ha lasciato senza parole: come ho scritto prima lascia il lettore con la mente aperta e difatti l'epilogo è un finale semi-aperto; prima di tutto perché la storia principale del libro finisce, ma dall'epilogo si capisce benissimo che ne comincia un'altra, inevitabilmente legata a quella finita, che non sarà inclusa né in questo libro né in nessun altro, proprio perché non ha un seguito scritto dall'autrice. Per questo penso che il finale lasci al lettore ad ogni libera immaginazione, e la scrittrice deve averlo fatto apposta; io, ad esempio, sono arrivata alla conclusione che questa nuova storia che si è appena creata all'epilogo, sia una storia piuttosto triste e anche ingiusta, ma questa volta, se tutto va per il verso "giusto", non avrà fine e tutto rimarrà a tacere.


Il seguente video riassume tutto il contenuto inizialmente spiegato:

mercoledì 22 agosto 2012

"Il respiro del ghiaccio" - Brian Freeman

Ancora prima di sistemare la grafica, posto la mia primissima recensione.





Trama (riportata direttamente dal libro): Sembrano mani che premono per entrare, le foglie schiacciate dal vento contro il vetro dell'auto. Ma è solo l'effetto della nebbia, che avvolge tutto intorno a Kasey e fa brutti scherzi alla sua mente. È solo il senso di colpa. È solo il panico. Perché Kasey sa di essersi persa, finendo per sbaglio in quel sentiero sperduto tra i campi. Perché sa che un'agente di polizia non dovrebbe avere paura, e invece, in quella regione in cui da settimane le donne vivono con un'arma sempre con sé, l'unica cosa che in quel momento la rassicura è la pistola posata sul sedile accanto a lei. Ma soprattutto perché sa che, se si trova lì, è per un terribile errore commesso. Di nuovo mani che sbattono contro il finestrino, ma ora hanno il volto di una donna, occhi terrorizzati, e una voce: "Fammi entrare, per favore". Non è più un'allucinazione, è realtà, e Kasey non può tornare indietro. Sarà una lunga notte. Anche per i genitori di Callie Glenn, una bambina di soli undici mesi, sparita dalla culla in cui dormiva nella ricca villa in riva al lago. Nessuna richiesta di riscatto, nessun sospetto. Soltanto la consapevolezza che, con il passare delle ore, si affievoliscono le probabilità di ritrovarla. A farsi carico di questa corsa contro il tempo è il detective Jonathan Stride. Una doppia corsa contro il tempo, perché Stride indaga anche sulla recente scomparsa di tre donne della zona. Di loro non è più stata rinvenuta alcuna traccia, solo i segni di colluttazioni violente sul luogo del rapimento. Per Stride e la sua squadra si preannuncia una corsa contro il tempo, nel tentativo di districare il doppio mistero. Prima che la verità emerga, macabra e inesorabile, dal manto della neve.

Strutturalmente il libro è suddiviso in 4 parti con annessi capitoli (circa 15), ognuno dei quali variano mediamente tra le 3 e le 6 pagine. È quindi molto scorrevole e per nulla pesante.
"Il respiro di ghiaccio" l'ho letto recentemente ed è stato, molto probabilmente, il libro che ho letto in circa 3 sere piene. È un thriller non avvincente, di più! Una storia in cui vengono raccontate tante altre storie, inerenti e altri meno con lo sviluppo centrale del libro. Le storie non inerenti non sono inutili, bensì molto interessanti per un/una tipico/a appassionato/a di lettura. Nulla viene mai tralasciato dai veri lettori! ;)

Voglio riportare una citazione scritta sul retro del libro di Freeman: «Quando crederete di aver capito tutto, vi ritroverete su una falsa pista. E a quel punto, la storia vi avrà in pugno» [cit. The Guardian]. Non posso che essere totalmente d'accordo, perché è così che ci si ritrova, anche non volendolo.

È un thriller davvero fatto benissimo, accurato nei minimi dettagli, in ogni situazione e in ogni dialogo. Brian è stato curatissimo anche a legare tutti i capitoli tra loro, mentre questi raccontavano più storie in un solo dato momento. Questo fa capire che in un attimo può succedere di tutto, anche se non ce ne accorgiamo.
Il prologo è una parte importantissima, ancora di più quando si sono lette tutte le pagine fino alla fine.
Finita la lettura ci saranno molte domande in cui ci si chiederà, che riguardano casi secondo noi rimasti in sospeso e non "risolti" dal libro, si capirà poi che non serviranno risposte. Sempre alla fine di tutto.

La lettura, come già detto, è scorrevole e i capitoli molto comodi per chi si vuole dedicare a poche pagine, al contrario sicuramente diverrà molto lunga se si deciderà di allungare la lettura e facilmente si arriverà a ricoprirla con ben una delle 4 parti (circa 1/4 del totale). Questo perché è grazie a Freeman che ha scritto un libro tanto avvincente che, come ho subito detto finita la storia, "Più leggi e più leggeresti". Proprio per questo che è stato uno dei libri, se non forse l'unico, che abbia letto in pochissimo tempo.